Il successo e l’innovazione degli Atenei Telematici

Il successo e l’innovazione degli Atenei Telematici

Nel mondo a frequentare gli Atenei Telematici sono 20 milioni, in Italia gli iscritti aumentano in modo costante ogni anno. Nati nel 2003 con il decreto Moratti-Stanca, una legge voluta sia dal ministro dell’Istruzione che da quello dell’Innovazione, ad oggi gli Atenei Telematici sono diventati una realtà importante. L’idea originaria era quella di dare impulso ad un nuovo modo di insegnare. A distanza di anni, non si può dire che l’esperimento sia fallito.

I numeri sono assolutamente positivi, stando ai dati del Ministero, le piattaforme italiane sono cresciute del 16,9% e fanno ben sperare anche per l’anno 2018-2018, dove la previsione parla di 75 mila nuovi iscritti. Un enorme balzo in avanti se si pensa che nel 2014 si era fermi a 35 mila. In questi Atenei si studia da Giurisprudenza, ad Ingegneria, passando per Lettere e Scienze motorie e molto altro ancora.

L’Università Telematica Pegaso  ha festeggiato i suoi dieci anni di vita. “Quest’anno abbiamo spento dieci candeline e abbiamo tracciato un primo bilancio di quanto è stato fatto e di quanto resta ancora da fare” – spiega Danilo Iervolino, fondatore dell’Ateneo e di quella che agli inizi era solo una start up e oggi rappresenta una delle eccellenze dell’e-learning italiano, con oltre sessanta sedi in tutta Italia.

La formazione a distanza resta il nostro obiettivo principale, ma da quando al tradizionale studente-lavoratore abbiamo visto aumentare anche la richiesta da parte di studenti che fino a pochi anni fa si rivolgevano esclusivamente alle statali, abbiamo deciso di innovare ancor di più.” L’idea è quella di una Università itinerante, dove lo studente può sia optare per un percorso a chilometri zero, ovvero studiare a casa e recarsi nella sede più vicina per sostenere l’esame, ma anche scegliere di sostenere un esame a New York piuttosto che a Venezia, viaggiare con i propri compagni di corso e realizzare periodi di scambi culturali.

Insomma un nuovo modo di favorire l’integrazione tra giovani e garantire scambi continui. Conclude Iervolino: “Proviamo a tenere il passo con quella richiesta di interazione che ci arriva proprio dagli studenti, perché per noi il centro sono loro”.